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"Il nero e l'argento" di Paolo Giordano


Avevo già letto un libro dell’autore e, nonostante sia stato un bestseller acclamato, non mi era piaciuto parecchio: parlo de “La solitudine dei numeri primi”, di cui trovate il post scorrendo il feed. Per quanto mi piaccia questa edizione Einaudi, con una copertina veramente fine e delicata, non mi piacciono il contenuto e lo stile di questo romanzo di Paolo Giordano dal titolo “Il nero e l’argento”.


"Il nero e l'argento" di Paolo Giordano:

  • Collana: Supercoralli

  • Numero di pagine: 128

  • Formato: Libro - Copertina Rigida

  • ISBN: 9788806221614

  • Prezzo: € 15,00

  • ⭐⭐

 

Il narratore di questa storia è un fisico, professore universitario, sposato con Nora e padre di Emanuele. La storia introduce immediatamente il vuoto lasciato dalla morte di Babette, la signora A., governante di famiglia. La governante, prima infermiera di Nora durante la sua gravidanza difficile, diventa poi balia di Emanuele e figura necessaria e stabile all’interno della casa. Spesso sottovalutata e data per scontata, la signora A. è stata la bilancia in un disastro annunciato che era quella vita famigliare.

Eccoci, quindi, tutti e tre assorbiti da noi stessi e da nessun altro: Nora che annaspa nella moltiplicazione degli impegni, Emanuele che cerca di soffocare la nostalgia e io che mi abbandono a un sogno di debolezza psichica. Una famiglia alle prime armi è talvolta anche questo: una nebulosa contratta di egocentrismo a rischio di implodere.

Nel momento in cui, durante l’infanzia di Emanuele, la signora A. si ritrova costretta ad abbandonare la sua famiglia acquisita per lo scatenarsi della malattia, si trovano tutti spiazzati e senza più quelle attenzioni e quelle piccole cose che rendevano umano tutto ciò che la governante toccasse. Il trauma tocca tutti nel profondo e scatena anche nella coppia una sorta di malattia: la malinconia del narratore, il nero, la solitudine, la non voglia di continuare a insistere in un rapporto destinato a finire.

Ciò che Galeno non spiega con chiarezza è se gli umori siano miscibili fra loro come vernici, oppure se convivano separati come l’olio e l’acqua; non spiega se il giallo prodotto dal fegato unito al rosso del sangue crei un nuovo temperamento aranciato né se siano possibili, per mezzo del contatto, delle effusioni o ancora del sentimento puro, i travasi fra le persone, come avverrebbe fra due ampolle comunicanti. Per un lungo periodo credetti di sì. Ero sicuro che l’argento di Nora e il mio nero si stessero mischiando lentamente e che lo stesso fluido metallico e brunito avrebbe infine percorso entrambi, un colore simile a quello di certi antichi gioielli berberi (non a caso, forse, il mio primo regalo per lei fu un braccialetto di quel tipo, screziato di incisioni geometriche). Insieme, poi, ci eravamo convinti che la linfa rutilante della signora A. avrebbe aggiunto un’altra sfumatura alla nostra, che ne avrebbe aumentato la densità specifica, rendendoci più forti. Mi sbagliavo. Ci sbagliavamo.

La distanza che divide i due nei modi di pensare, di agire e reagire a questa improvvisa scomparsa, li porta pian piano a sgretolarsi, avendo dei dubbi anche sulla seconda gravidanza, su dove vivere, su come poter proseguire insieme. Ma, forse, è tutto ormai impossibile.

 

Non riesco a farmi piacere lo stile stucchevole dell’autore, la lentezza dei suoi racconti, seppur brevi come questo. Pensavo di leggere velocemente un libro di poco più di cento pagine, ma così non è stato. È vero anche che il tema della malattia è anche un tema pesante e rende la lettura lenta e gravosa, triste. Ma, solitamente, in racconti del genere emerge sempre un bagliore di speranza che qui, invece, non ho trovato minimamente, anzi. La figura del narratore, professore universitario e fisico, è stereotipata al massimo, come se tutto dovesse quadrare per logica e numeri. Nora è presentata d’altro canto come una donna volubile, non particolarmente interessante. L’unica cosa che salvo del romanzo è il rapporto tra Bebette ed Emanuele, che sembra quello di nonna e nipote, ma mi sarebbe piaciuto fosse approfondito.

 

Paolo Giordano è nato a Torino nel 1982. Ha un dottorato in fisica ed è autore di quattro romanzi: La solitudine dei numeri primi (Mondadori 2008, Premio Strega e Premio Campiello Opera Prima), Il corpo umano (Mondadori 2012), Il nero e l'argento (Einaudi 2014 e 2017) e Divorare il cielo (Einaudi 2018 e 2019). Per Einaudi ha pubblicato anche Nel contagio (2020). Ha scritto per il teatro (Galois e Fine pena: ora) e collabora con il «Corriere della Sera».

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